domenica 15 novembre 2009

All’interno dell’Archivio di Stato di Pescara nasce un’ associazione

L' associazione si occuperà della divulgazione e della pubblicazione di nuove ricerche sulla storia locale di Rosaria Maresca PESCARA, 9 Novembre ’09 – Sabato mattina, nell’auditorium dell’Archivio di Stato di Pescara e dinanzi ad un numeroso pubblico, si è svolta la cerimonia di presentazione di una neonata Associazione – e fin qui niente di straordinario commen-teranno i più, – ma se la realtà in questione nasce sotto l’egida dello stesso Archivio ed è patrocinata dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali allora la prospettiva acquista un pizzico di prestigio e di impor-tanza. A presenziare l’evento, cariche istituzionali, studiosi e professionisti di tutta l’area metropolitana. La Dott.ssa Maria Teresa Iovacchini, Direttrice dell’Archivio, facendo gli onori di casa e ringraziando gli intervenuti, ha subitamente descritto la proA.S.Pe (ecco svelato il nome) spiegando le dinamiche della sua nascita : «Questa Associazione è un legame per i tanti ricercatori che frequentano il nostro Archivio. L’idea, praticamente, è sorta l’anno scorso, allorquando un gruppo di studiosi di vecchia data mi ha espresso il desiderio di far nascere qualcosa che potesse contribuire alla divulgazione dei loro studi approfonditi proprio presso la nostra struttura. È un piacere, dunque, che essa sia venuta alla luce ed è un piacere che la diffusione della storia locale possa avvenire in un contesto ufficiale », affermazioni ribadite dall’ Avv. Fabrizio Rapposelli, Vice Presidente della Giunta e Assessore alla Cultura della Provincia di Pescara, che ha considerato questo polo culturale come fucina « della ricerca delle tradizioni locali di cui il territorio provinciale ne ha un gran bisogno ». La Dott.ssa Elena Seller, Assessore alla Cultura del Comune di Pescara, facendo anch’ella gli auguri alla “neonata” e giudicando molto validi i presupposti, probabilmente da ex frequentatrice di Archivi (vista la sua Laurea in Lettere Antiche) ha augurato ai ricercatori di « riscoprire l’anima dell’ immensa mole di carte custodita nell’edificio ». A seguire, la corposa conferenza dell’ Avv. Mario Quinto Lupinetti dal titolo “I d’Annunzio sindaci di Pescara”. Lo stesso avvocato, prima di entrare nel merito dell’ esposizione, assieme al collega Loris Di Giovanni, presidente della proA.S.Pe, ha esteso l’invito ad altre realtà culturali affinché, unendo le forze, si potessero incrementare gli incontri presso lo stesso Archivio e contribuire, così, alla divulgazione di nuove ricerche e la successiva pubblicazione. Messi da parte i convenevoli, la mattinata, come dicevamo, ha inaugurato il ciclo degli incontri a cadenza mensile ed è proseguita, dunque, con la dissertazione sulla famiglia d’Annunzio. Lupinetti, sfoggiando una vasta conoscenza storica, ha spiegato come tale famiglia si fosse spostata, nel 1700, dalla vicina regione Marche alla terra degli Abruzzi (ai tempi ancora sotto il Regno di Napoli), per investire delle risorse economiche in modo più proficuo. Il capostipite della “dinastia”, Francesco Paolo, avrà tre figli: Giovanni, Pietro e Antonio che nel corso degli anni arriveranno ad essere i rappresentanti più facoltosi della città e di conseguenza gli incaricati degli esercizi politici. Giovanni, che diventerà sindaco nel 1827, cercherà di fronteggiare le finanze dissestate del Comune e i suoi interventi si ricorderanno soprattutto a favore della viabilità pubblica e nei confronti della cittadinanza vessata da inondazioni e grandinate. Pietro, che ricoprì l’analoga mansione dal 1837 al 1840, fu molto apprezzato dall’intero decurionato per la risolutezza e l’efficienza delle sue scelte; Antonio, giunto al potere nel 1860, fu colui che accolse Vittorio Emanuele II in città. La sua abitazione, sita in Corso Manthonè, fece da albergo al nuovo re d’Italia e successivamente da casa a Francesco Paolo Rapagnetta, figlio adottivo al quale destinò tutti i suoi averi alla sua morte (ben 480 mila lire di patrimonio, attuali 50 miliardi di euro). Francesco Paolo, in linea con i suoi predecessori, ricoprì la carica di sindaco e di assessore comunale (lottò molto affinché la linea ferroviaria giungesse nella città, scissa a quei tempi da Castellamare Adriatico) ma sopra ogni cosa è ricordato per essere stato il padre del poeta vate Gabriele D’Annunzio. La conclusione, affidata al moderatore Mauro Di Cola, ufficio stampa dell’Archivio, ha messo in luce come si possano riscoprire, con impegno e volontà, aspetti nascosti della Pescara settecentesca/ottocentesca secondo l’immaginario comune considerata una terra senza storia e senza passato. R.M.

mercoledì 10 giugno 2009

La dolce e cara Molly Malone, simbolo della femminilità universale

All'imbocco di una delle strade più famose di Dublino, Grafton Street, c'è la toccante Statua di Molly Malone. Chi fosse Molly é ancora un mistero per lo straniero che comunque è attratto da questa figura dolce, tenera, semplice che racchiude in sè l'archetipo della donna tenace. Probabilmente Molly era una ragazza di umili origini che conduceva una vita lavorando come venditrice ambulante. Cosa vendesse non è chiaro: alcuni sostengono che nel suo carrettino trasportasse frutta e verdura, alcuni solo patate, pesce, altri fiori, stracci e così via. Ma non è certo questo importante. Quello che rappresenta Molly, una donna eterna che ancora oggi tutti ammirano, perchè sembra che viva tra noi. Il suo mistero colpisce e intriga, riunisce sotto il suo monumento a sorseggiare il buon caffè irlandese, i turisti scattano foto, le donne si fanno ritrarre abbracciate a lei perchè Molly è una statua magica che fa sentire la piena femminilità alle donne che la guardano.
La gente di Dublino, data la scollatura che il suo autore pensò di riprodurre, divulgò la leggenda che Molly fosse una donna di facili costumi oltre che una lavoratrice; ma piace pensare che Molly sia stata una donna libera e abbia, nostante la fatica del giorno, goduto delle bellezze della sua città.

martedì 9 giugno 2009

Lavelanet: alle falde dei Pirenei c'è la fontana delle fate, Fontestorbes

Per chi decide di percorrere nel sud della Francia, al confine con la Spagna, nella regione dei Pirenei, la via dei catari, è consigliabile fermarsi, tra un castello e l'altro a Lavelanet, un paese che ha nel suo territorio una grotta magica, colma di acqua, chiamata fontana Fontetorbes.
I francesi sostengono che Fontetorbes sia una delle meraviglie del mondo in cui viene a crearsi un fenomeno completamente naturale e casuale, l'intermittenza del flusso d'acqua. Ci sono meno di trenta casi di sorgenti intermittenti in tutto il mondo. Questo fenomeno è caratterizzato dal fatto che per la maggior parte dell'anno il flusso della sorgente scorre costantemente, per 7-9 mesi. In periodi di secca, però, improvvisamente muta naturalmente in flusso intermittente e da quel momento la sorgente scorre modificando regolarmente e ritmicamente la sua velocità in un ciclo che dura tra i 60 e 90 minuti. Ad esempio, in un ciclo di 60 minuti l'acqua della sorgente fluirà con una regolare velocità per circa mezz'ora e poi si fermerà per ricominciare a scorrere per un'altra mezz'ora.
Una antica leggenda narra che la grotta di Fontetorbes era bloccata durante il giorno ed era l'accesso attraverso il quale di entrava in un sontuoso posto magico dove vivevano, le encontados, fate che durante la notte uscivano per lavare la loro biancheria nella sorgente con i loro carrozzieri d'oro. Vicino a Fontestorbes, in una località chiamata Les Pierrets, viveva una ragazza giovane e carina di nome Angèle, sposata da poco.
Mentre Angèle attendeva la nascita del suo primo bambino, una fata, che spesso trascorreva i suoi pomeriggi a Les Perrets, la invitò nel suo mondo fatato dentro la grotta, affinchè potesse essere di buon auspicio per la vita del figlio che stava per nascere.
La giovane donna accettò e in effetti la nascita risultò favorevole e sotto una buona stella. In segno del suo affetto, Angèle, ricevette dalla fata una bacchetta magica che le permetteva di realizzare qualsiasi desiderio. La bacchetta fu usata da Angèle con grande modestia e per donare la felicità al suo paese Les Perrets. Quando più tardi, diventò vecchia, sentendo avvicinarsi la morte, ella affidò la bacchetta magica ai suoi figli con il preciso incarico di mantenerla intatta e custodirla. Un saggio consiglio che non fu seguito perchè ogni figlio ne pretese un pezzo e una volta rotta, la bacchetta diventò come un qualsiasi comune legnetto e non funzionò più.

Obidos, un magico posto nel cuore del Portogallo.

Obidus (Oppium) si trova nel distretto di Leira, nel centro del Portogallo, ed è un paese di circa 10.000 abitanti, caratterizzato dal fatto che si sviluppa in un imponente e antico castello mediovale del XII.
All'interno si possono visitare il museo, la Chiesa dedicata a Santa Maria ( a cui sono dedicate molte chiese, a quanto pare più che in Italia) e il borgo-castello che è semplicemente meraviglioso.
Obidos è un luogo da scoprire, con le antiche botteghe artigiane, le locande e suoi luoghi di ristoro, dove si possono gustare i prodotti locali, vino, le specialità culinarie. In Portogallo la carne si mangia ovunque bene, anche se è meglio chiedere prima di arraffare e inghiottire perchè, ad esempio, si può incorrere in equivoci e scambiare il piatto di orecchie di porco, una delizia, amata come l'abacchio scottadito a Roma, in funghi.
La passeggiata lungo i vicoli del borgo trascina in luoghi d'incanto, accompagnati da un soave profumo di fiori, deliziati dalle sculture e disegni di maioliche che adornano le architetture delle antiche abitazioni, invitati dai profumi provenienti dalle rustiche locande.
Obidus è luogo che offre la possibilità di percorrere un viaggio nel tempo perchè tutto è rimasto intatto, le tradizioni, i luoghi, le abitudini e le usanze quotidiane degli abitanti.
Inoltre si possono acquistare oggetti unici di artigianato locale.

Il quartiere ebraico di Girona: il museo, un luogo da visitare per conoscerne la cultura e la storia

Girona è una fantastica città ai confini con la Francia, subito dopo i Pirenei, piena di musei, monumenti, storia, architettura medioevali, oltre a strade con botteghe, locali e negozi che accendono la curiosità del viaggiatore.
Di grande attrazione è sicuramente il quartiere ebraico, in cui si può venire direttamente a conoscenza della cultura semitica che si è sviluppata, nel corso dei secoli, nella città. Famosa, infatti, è la scuola cabalistica di Girona, grazie alla quale, oggi possiamo leggere diversi testi antichi sull'argomento.
Suggestivo è il museo jewish sorto proprio dove c'era l'antica sinagoga della città, in cui si possono approfondire le conoscenze, le radici, le tradizioni ebraiche, attraverso un viaggio che illustra i simboli, elenca le feste, spiega le celebrazioni delle diverse tappe della vita, indica le date più importanti della storia semitica, in cui quella cristiana affonda le radici, come ad esempio l'inizio del mondo.
Dopo aver percorso un intrigante viaggio nei secoli, si arriva in un cortile dove è posta una lapide in memoria di uno dei più importanti fondatori della Kabbalah: il Rabbino Moses Nachdines.
Prima di uscire dal cortile si può ammirare una scultura fantastica e suggestiva che rappresenta la città della Pace, Celeste: Gerusalemme.

Dublino- Il Pub in una Chiesa

A Dublino non potete evitare di andare in St. Mary street, una delle strade più interessanti e cariche di storia della città. Ed è proprio lì che si trova, un pub che qui in Italia appare un'Utopia che è ubicato in una antica Chiesa protestante. Un locale splendido che ha conservato l'interno e l'esterno della struttura e così, mentre si sorseggia la buona birra Guinness, nera, corposa, irlandese, si possono notare alcune lapidi tombali, veramente antiche. E sorge spontanea la domanda:ma il cadavere sarà stato portato via? Durante i pomeriggi si può assistere a concerti classici di grande impatto che riescono a rigenerare lo spirito. In alto in fondo alla sala, o Chiesa, è ancora conservato un mastodontico pianoforte a canne che aggiunge un tocco di piacevole inquietudine all'ambiente. Al centro della navata c'è un bancone American bar, dove si possono bere drinks, cocktails e mangiare qualcosa di buono, comodamente seduti sul trspolo ( Sgabello). Ci sono intimi e accoglienti salottini dovesostare o per chi ama stare fuori ci sono anche i tavolini, collocati dove una volta c'era l'ingresso della chiesa. Splendida idea nel cuore della città di Dublino, in cui vincere le austerità e ridimensionare le ombre della rigida morale religiosa. In fondo ci sono tanti modi per essere in contatto con lo spirito!

Francesco Di Rocco: CULTURA E TERREMOTO….

L’Italia è un paese,che quanto più si scopre,tanto più ci si accorge di quanto sia strano…E’ bastato un terrificante terremoto per accorgersi che l’Abruzzo è una regione meravigliosa.E non solo per i suoi paesaggi ma soprattutto per la sua vivacità. Pittura,musica,poesia,letteratura,teatro sono patrimonio irripetibile di una regione che tanto ha dato e da alla nostra sciagurata nazione.Ma un terremoto naturale,seppur con morte distruzione,sangue,lacrime pianto,prima o poi,con la volontà degli uomini può diventare un ricordo,perché si può ricominciare…ma se a sparire è la cultura,muore la memoria,e la storia degli uomini diventa uno scarabocchio senza senso sulla pagina della dignità,e l’identità viene mortificata,e gli uomini diventano vuoti scheletri pieni di polvere . Sta succedendo questo in regione,e Pescara,città simbolo di un intero popolo, storicamente senza identità,perché è la summa virtuosa di tutta l’identità regionale,come un microcosmo cosmopolita,soffre sulla sua pelle le ferite di questa cultura che muore. Succede,in quel di via Gobetti-(illustre intellettualità che ha dato la sua gioventù per la libertà)…un piccolo grande teatro pescarese,il TEATRO IMMEDIATO,nato quattrro anni fa dalla follia creativa di alcuni artisti del palco,e dall’idea di quel folletto geniale di EDOARDO OLIVA,che ha prodotto spettacoli per le eccelenze intellettuali cittadine,sostenuto da se stesso e da contributi di enti pubblici,ha allietato le menti migliori della città,…,succede…,dicevamo che tutto questo lavoro corra il serio rischio di essere inghiottito dal peggiore di tutti i terremoti,quello economico. Allora,potrebbero spegnersi i fari per sempre…(for ever,diceva Shakespeare)…e sarà buio,non sul teatro stesso,ma sulla cultura cittadina,e un altro pezzo di memoria sarà ghermita dall’oblio.e sulle ceneri dell’amore,della passione,soffierà il vento gelido della notte abissale. Noi,gente di teatro,attori,registi,autori,spettatori,ci schieriamo per Edoardo,Ezio,Enzo,Ennio,Vincenzo,perché non devono morire,perché morirebbe la parte più nobile di noi, il piccolo,immenso Teatro Immediato. Ma,noi,quelli di sempre,sognatori,-perdenti per il mercato-, vanto di una Pescara vivace,desiderosa di beltà ,siamo vessilliferi di una cultura immortale,e sappiamo che il TEATRO IMMEDIATO,vivrà a regalarci negli anni a venire intelligenza,genialità,un luogo ove lo spettatore possa ritrovare latitudini impensabili,il luogo dove i mediocri non osano,un angolo nascosto di civiltà, dove la parola ha il suo regno incontrastato,e nulla,se non sé stessa può contaminarla. Non cadrà il Teatro Immediato,nel terremoto economico.Tornerà il piccolo palco di via Gobetti agli splendori di sempre,perché nessuno,l’abbandonerà,perché lasciar morire un teatro è togliersi il sangue . Non cadrà!A Pescara, di cadute ne sanno qualcosa molti gruppi teatrali,perché da circa trentacinque anni,c’è un gruppo,forse più d’uno, e qualche individuo,che vanno sotto l’espressione dei “SOLITI NOTI”,che prendono a piene mani contributi,perché coperti da bandiere politiche o di potere,che puntualmente si riciclano a seconda del colore,con la solita sfaggiataggine da prostituta per tutte le stagioni.Non il Teatro Immediato,che di suo ha la genialità di sapersi porgere a pubblici attenti,e non a sale vuote nè parlarsi addosso come schizofrenici manichini che non danno emozioni. La mancanza di fondi regionali,peraltro giustamente devoluti ai terremotati,rischia di far chiudere espressioni di alto valore culturale,come il nostro teatro…E dunque è compito nostro,non di altri,far vivere la gemma,basta mettere mani alle proprie tasche per far vivere tutto il bello del progetto della banda del teatro IMMEDIATO….